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Palo del Colle (Pàle in dialetto palese, anticamente designata con Terra di Palo, fino al 1863 chiamata Palo) è un comune italiano di della città metropolitana di Bari situato a circa 17 km dal capoluogo pugliese.

Unico nella zona, il centro abitato insiste su un colle alto 177 m s.l.m. dominato dal Settecentesco “Palazzo Filomarino Della Rocca”, dall’edificio della chiesa matrice “Santa Maria La Porta” e dal Trecentesco campanile in stile romanico pugliese, tra i più imponenti e maestosi di Puglia, indicato dai Palesi con il nomignolo: u Spiàune (“lo Spione”). Famoso è il Palio del viccio che vi si svolge il martedì grasso.

Il suo territorio si estendeva pressappoco come ora. Lunghe e profonde convalli ‘ lame ‘, pingui di ulivi, mandorli, cereali, di frutteti e di campi per vendemmia festanti, contornavano la terra. Per i dolci declivi della Murgia, tra il verde smeraldino dei prati, si infittivano le macchie di lentischi e di olivastri e i boschi popolati da armamenti di greggi. L’agro palese, ricco di oltre venti mila moggi di terreno, pari a undici mila vigne dell’antica misura napoletana e a otto mila ettari della nostra, si profondava per nove miglia dalla parte delle romane Matine. Il primo e piu’ sicuro documento della sua antichita’ lo troviamo in Plinio il Vecchio(m. 79 a.C.) il quale tra i popoli della seconda regione d’Italia, trova i ‘ Palionensi ‘. Egli infatti enumera: ‘ Argentini, Butuntinenses, Deciani, Brumbestini, Norbanenses, Palionenses, etc.’.Nell’atlante storico del proff. Baratta e Fraccaro, alla tavola 14, ove e riprodotta la seconda Regione dell’Impero, secondo la ripartizione di Augusto (63 a.C. – 14 d.C.), tra Butuntum e Grumum, Rubi e Caelia e’ segnata ‘ Palio ‘. Il nostro Don Felice Sblendorio, che ha il merito di aver tenute vive nel popolo le notizie piu’ salienti della storia paesana, afferma che di Palo parla anche Tito Livio, ma a noi non e’ riuscito di accertare questa che pure sarebbe stata assai importante notizia. Comunque, basandoci sull’autorita’ di Plinio, possiamo dedurre che se egli potette menzionare questo nostro popolo, quando ne ha trascurati altri, e’ da credere che esso hai tempi di lui avesse una certa notorieta’. E poiche’ i paesi non sorgono in breve giro di tempo, si puo’ ritenere che l’esistenza di Palo sia di parecchi secoli anteriore a Plinio e per tanto coeva alle colonie della Magna Graecia. Lo stesso nome degli antichi abitatori ‘ Palionenses ‘ ha una risonanza piuttosto greca che latina e fa pensare che la terra dapprima dovesse chiamarsi ‘ Palion ‘, sonde poi piu’ tardi ‘ Palium ‘ e ‘ Palum ‘ con evidente trasformazione fonologica subita con l’occupazione romana.Fin dal periodo greco, pero’, intorno alla citta’ antica v’erano i diversi borghi dei Palionensi.

Il sistema sparso, in uso nell’edilizia greco-latina, spiega nel territorio palese la larga zona archeologica nella quale erano sorti nuclei sparsi di abitanti come quelli di Marescia, Staglino, Ferro, Auricarro, Chiano, Bernetto che insieme formavano la colonia di Palo e la ‘ Gens palionensis ‘. Se tutto, pero’, di questa vita e’ andato distrutto, il sottosuolo manda il grido degli evi travolti dal tempo, avendo pietosamente conservato per lungo ordine di secoli traccia di mura, case, di pozzi, e poi tombe, tombe e tombe dappertutto con vasi italo-greci, di rozza e di elegante fattura. Materiale che, per ignoranza e ingordigia, e’ andato distrutto e disperso e del poco che ne e’ avanzato nessuno ha curato di ordinare, collezionare, studiare,. Sepolcri, vasi e monete di quell’eta’ sono stati rinvenuti un po’ da per tutto, nel paese come nelle campagne. Palo, pero’, non fu colonia greca vera e propria, perche’ verso la fine del III secolo a.C. la Peucetia rimaneva agli ‘ italici indipendenti ‘. Tuttavia se rimase autonoma non potette sottrarsi ad avere con le colonie greche relazioni commerciali, onde lentamente ando’ penetrando la lingua greca fino a diventare lingua comune.

Palo del colle è famosa per il Palio del Viccio che si svolge ogni anno il martedi grasso di carnevale: é una gara tra i rioni del paese. ogni rione mette in gara un cavallo e un cavaliere che devono aggiudicarsi il “viccio”, il “tacchino”. Vince chi per primo riuscirà a bucare una vescica piena d’acqua con una lancia stando sul cavallo, mentre questo galoppa veloce. Il palio si svolge sul corso del paese, corso Garibaldi che porta direttamente alla piazza principale: piazza s. croce. Il corso è in salita e per i cavalli non è facile reggere l’equilibrio del fantino: scene di comicità si alternano. Man mano che tutti i fantini provano a bucare la vescica, essa viene abbassata. Il vincitore fa vincere il rione per un anno e ha in dono un tacchino che per tradizione viene mangiato la sera da tutta la scuderia, prima d’iniziare il periodo quaresimale. Alla fine del palio, il paese si riversa in piazza per la sfilata dei carri allegorici con seguente premiazione e alla fine serata danzante. I dolci tipici che troverete in questa sera sono le “chiacchiere”, sfoglie dolci fritte, con un po’ di zucchero a velo. Per il palio e i carri ci si prepara da mesi prima: è uno degli eventi maggiori, dopo la festa dell’esaltazione della croce, che si svolge in settembre. Uno dei cavalieri con più presenze e più vittorie al Palio del Viccio è sicuramente Cosimo Carione, partecipante alle edizioni del palio negli anni novanta. Mentre negli ultimi anni, uno dei cavalieri che più si fa apprezzare dal pubblico è Francesco Alberga, noto soprattutto per i suoi “numeri” acrobatici sul suo cavallo. Tra questi se ne ricorda uno in particolare: correre verso la vescica con la testa girata verso il retro, senza aver quindi, la possibilità di puntare pienamente alla vescica; infatti Alberga gira la testa solo pochi secondi prima di essere sotto la vescica, mostrando una grande prontezza di riflessi e grande equilibrio.

La Festa di Santa Croce Il 3 maggio ad Auricarro, frazione collinare di Palo del Colle, si svolge la tradizionale processione per portare il Crocifisso, che nei mesi precedenti è rimasto custodito nella Chiesa Matrice, dalla Città al centro di villeggiatura.
Il Parco di Auricarro si trasforma in una festosa trattoria all’aperto. La gente si sistema nei campi e prepara enormi tavolate a contatto con la natura. Il giorno prima, la sera del 2 maggio, per le vie della Città sfilano i carri trainati ognuno da tre cavalli addobbati con finimenti particolarmente raffinati e lussuosi. Il mattino successivo i carri trasportano il pane, che poi viene distribuito ai fedeli a fine Messa.

Tratto da www.comune.palodelcolle.ba.it (Storia del Comune)