12642469_1675732936048320_6605352115974846556_nPer ciò che concerne la valenza etnico-antropologica del Palio occorre far riferimento ad uno degli studiosi di storia locale che più si è dedicato al tema, il prof. Dino Tarantino, che ha permesso di ricollocare, nelle sue opere, i diversi riferimenti storici presenti nei testi antichi, ricomponendo i diversi tasselli, un pò come si fa in un puzzle. Evidenziamo un brano particolarmente rilevante:

“Il Palio del Viccio è un rito-spettacolo della nostra cultura ancestrale connessa al ciclo agrario.
Alla ricerca delle origini storiche del Palio del Viccio, taluni studiosi (F. Polito) hanno richiamato l’autore della colossale fatica enciclopedica Naturalis historia, Plinio il vecchio (23-79 d.C.) che ivi parla dei “ludi qui fiebant more Palensium” (giochi che si svolgevano secondo la tradizione dei Palesi). Un riscontro si troverebbe anche in un documento del 1546 dell’Università di Palo, in cui si fa riferimento al “Palio detto di S. Luca). Altri (G. Birardi) osserva che la corsa dei cavalieri è sicuro inizio della presenza di molti cavalli “in loco” e collega l’istituzione del palio con la tenuta di allevamento di cavalli nella difesa di Auricarro al tempo degli Sforza. Iniziato nel 1477 da Sforza Maria Sforza che aveva una grande passione per i cavalli, l’allevamento fu largamente sviluppato da Ludovico il Moro, che – pur possedendo altre “difese” in diverse città pugliesi e calabresi – aveva in quella di Palo la “difesa” più preziosa e rinomata per le razze pregiate dei cavalli. Tanto che gli incaricati lo dissuadessero dall’istituirne di nuove perché “le iumente del V. Ex. Stano tanto bene, quanto dir se possa”. Se ne conclude che: “In tale allevamento la corsa del “viccio” affonda certamente le sue radici. Può essere avvenuto che, quando nel 1477 il duca Sforza Maria venne a Bari e fece una visita a Palo, gli addetti alla “difesa” vollero dimostrare la bontà e il grado di addestramento dei cavalli, oltre alla perizia di chi li montava, con la esibizione di una corsa in salita, lungo il pendio della collina che portava alla porta del castello. Una gara nata, insomma, come dimostrazione della efficienza dell’allevamento. (Birardi)
Senonché, se la presenza di allevamenti equini nel territorio potrebbe spiegare la forma di torneo cavalleresco assunto dal palio, essa non chiarisce il ruolo centrale che in questo rito-spettacolo svolge il “viccio”, che, tra l’altro, compare più tardi. In realtà, il protagonismo del gallinaceo, che è il vero oggetto del contendere e il fulcro attorno a cui ruota la giostra cavalleresca, spinge a cercare più indietro e a diverso livello l’origine del palio. Esso affonda la sua genesi nella cultura ancestrale dell’ambiente rurale ed è connesso alla ritualità, con la duplice funzione propiziatoria e apotropaica, legata al ciclo agrario.
A tal proposito, se è vero che il “Viccio” – nome dialettale di origine onomatopeica – è giunto in Europa dopo la conquista del Messico, sua terra originaria, da parte di Cortez nel 1522, alla luce della comparazione etnografica non è difficile sostenere che esso ha sostituito la funzione del gallo che costituisce il suo antecedente. Il tacchino, cioè, altro non è se non la variante aggiornata e risalente appunto alla scoperta del Nuovo Mondo, del preesistente gallo, la cui presenza-sopravvivenza è tuttora testimoniata in alcuni centri della penisola iberica e dell’Europa continentale”.
Prof. Dino Tarantino

Per rievocare un momento storico in modo appropriato occorre operare secondo un approccio storico che richiede l’osservanza di metodiche di ricerca ben definite. A tal fine si è reso necessario creare un team di lavoro che annoverasse diverse figure tra cui storici locali, archivisti, curatori di biblioteche, artisti, sarti e stilisti, esperti di design e moda, rievocatori di professione, musicisti, maestri chef. Ognuno si è dedicato alla cura di un ambito della manifestazione: analisi sulla rigorosità storica, coerenza con gli usi e i costumi locali, congruità dei menu con quelli del tempo, allestimenti scenografici privi di anacronismi per scelta di materiale, scelte musicali storicamente fondate, ecc.
La differenza la fanno i dettagli e, noi, ce ne stiamo prendendo cura!